Diario dei frutteti: il noce

Da quando è iniziata la mappatura degli alberi da frutto sul territorio di Lugano, sono stati diversi gli incontri con alberi di noci dalle caratteristiche singolari. Ci hanno segnalato, ad esempio, alberi dai frutti particolarmente grandi e dalla forma curiosa. Luigi, innestatore di Sonvico nato nel 1934, si ricorda di una pianta cresciuta all'imbocco del sentiero che scende al mulino: un albero ancora esistente che produce frutti enormi! Anche a Brè ci hanno segnalato alberi di noce speciali che producono frutti di dimensioni notevoli.

Francesco Bonavia, capo azienda del vivaio forestale di Lattecaldo, mi spiega che l’innesto del noce è piuttosto difficoltoso.  Tradizionalmente era dunque abitudine prestare particolare attenzione a quali piante producevano i frutti di maggior grandezza o si sgusciassero con più facilità, per salvaguardarle nel tempo, spesso a discapito di altre che venivano eliminate. Non c’è da stupirsi, visto che per secoli la vita in Ticino ha trovato un solido sostegno in quest’albero e nei suoi frutti ricchi di olio. Il torchio cinquecentesco di Sonvico è stato rimesso in funzione anche durante la seconda guerra mondiale per fronteggiare la scarsità di grassi dovuta al razionamento. Ma l’olio di noce non era solo fonte di nutrimento: prima che petrolio ed elettricità lo sostituissero, la sua combustione alimentava l’illuminazione di case e locali nelle ore buie. In ottobre, in Ticino, si assisteva dunque a una “seconda vendemmia” per l’estrazione di questo prezioso olio. Le noci appena raccolte venivano fatte seccare all’asciutto sui ballatoi, poi nelle sere d’inverno le famiglie si radunavano per separare i gherigli dai gusci. Per questo compito vi era una rigida suddivisione del lavoro in base al genere: gli uomini frantumavano i gusci, le donne estraevano i gherigli per poi essere macinati. Per l’estrazione, Giovanni Bianconi1 segnala l’uso di diversi marchingegni, tra cui frantoi idraulici e manuali, strettoi  leva, torchi, pestelli e mortai. Spesso i torchi a leva, i più imponenti e monumentali, venivano usati sia per spremere le vinacce che per la produzione di olio. Nella zona di pressatura si aggiungeva una struttura particolare per contenere la pasta dei gherigli. Questa struttura mobile poteva essere facilmente asportata, dunque è probabile che in molti torchi sia scomparsa e non se ne ha più traccia né memoria. Ma esistevano anche tecniche più rudimentali: Antonio Scopazzini, abitante di Brè e appassionato della tradizione locale2, ci mostra una semplice pietra sbozzata, caratterizzata dalla presenza di una conca centrale e da piccoli fori laterali. Sua madre gli raccontava di come un tempo dei bacchetti fungevano da tiranti per pressare la polpa delle noci e ricavarne l’olio. Antonio ci spiega però di non aver mai osservato nessuno manovrare questo oggetto e lui rimane ancora alla ricerca di oggetti simili, e racconti analoghi a quelli di sua mamma, in altri comuni del Ticino. Contattateci se avete informazione in merito o qualche storia da raccontarci!

 

In attesa di scoprire di più su questo oggetto misterioso, vi segnaliamo un’altra virtù attribuita al noce da alcuni originali ricercatori erboristi contemporanei3. Al preparato a base di albero di noce associano la capacità di far acquisire maggiore chiarezza sul proprio inconscio e di portare luminosità alla mente. Sembra che anche nella nostra epoca, muniti di ogni tecnologia necessaria e non più dipendenti dalla produzione di olio di noce per l’illuminazione, quest’albero torni comunque a fare luce per vie inaspettate!


Maurizio Cerri
Gruppo di lavoro per la mappatura delle antiche varietà di alberi da frutto sul territorio di Lugano

1 GIOVANNI BIANCONI, Raccolti autunnali, Armando Dadò, Locarno, 1981, seconda edizione
2 Nel nucleo di Brè Antonio Scopazzini ha un piccolo museo a cielo aperto con tanti oggetti di tradizione locale.
3 Hubert Bosch e Lucilla Satanassi, i quali hanno ricercato insieme dei rimedi a base di varie parti di alberi, conosciuti come “lo spirito degli alberi”.

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