Quei pomi arancioni appesi ai rami coperti di neve

Quando arriva l’inverno e la maggior parte delle piante esce di scena, inizia la stagione dei cachi. Impossibile restare indifferenti di fronte alla loro bellezza, con quei pomi arancioni appesi ai rami coperti di neve.

Gli alberi di cachi che si trovano sul nostro territorio sono noti in botanica con il nome Diospyros kaki. Il genere Diospyros riunisce più di 700 specie di piante, alcune note per i loro frutti particolari, altri per la qualità del loro legno. Gli alberi che abbiamo censito mostrano un segno d’innesto evidente, che separa in modo netto la corteccia di due essenze diverse: si tratta di Diospyros kaki innestati su Diospyros lotus, comunemente denominati zanzuín: una specie nativa del continente asiatico, ma che si incontra di tanto in tanto nei nostri territori. Nei boschi la si riconosce perché produce bacche a forma di minuscoli cachi. Bacche bellissime e curiose da osservare, miniature perfette, ma ben più astringenti dei cachi che siamo soliti mangiare. Una volta maturi e appassiti però sono dolcissimi, non a caso in diverse lingue i frutti del zanzuín vengono chiamati datteri.

Il più noto Diospyros kaki viene dalla Cina, dove inizialmente fu apprezzato per lo più come ornamentale. Ma, già più di 2000 anni fa, si faceva strada nei giardini di pochi eletti come prezioso frutto commestibile, grazie a una tenace ricerca di tecniche per ridurne il gusto astringente. Nella farmacopea cinese (tradizionale e moderna) troviamo numerosi utilizzi medicinali delle foglie, lavorate anche per la produzione di una bevanda simile al tè verde.
La coltivazione dei cachi raggiunse altri paesi asiatici, colorandone il paesaggio e marcandone il tessuto socio-economico1. Il Giappone ha dato vita ad una tradizionale arte di essiccazione manuale dei cachi detta Hoshigaki: appesi interi a dei fili, i cachi vengono massaggiati e spazzolati regolarmente per far emergere lo zucchero in superficie e infine vengono serviti interi per accompagnare il rito del tè. Attualmente il maggior produttore di cachi rimane comunque la Cina, dove per migliaia di ettari si estendono sulle sponde del Fiume Giallo.

 

Il Diospyros kaki sembra essere giunto Europa attraverso la Francia a fine Settecento, in Italia il primo esemplare è stato messo a dimora a Firenze nel 1870 nel Giardino di Boboli. Per ora la prima attestazione in Ticino degli alberi di cachi risale al 1895, quando su un quotidiano ticinese un vivaista milanese fece pubblicare una promozione pubblicitaria. Sembra invece che il primo cachi giunto a Sonvico sia stato quello messo a dimora da Valerio Meneghelli (1874-1941) all’inizio del Novecento. Lo abbiamo censito qualche tempo fa e si può ancora ammirare  in Éria, poco sotto  ra Stráda di Örte. Non ci sono dubbi che anche dalle nostre parti, come nei giardini cinesi, alcune di queste piante siano state messe a dimora in paese per il loro valore scenografico. Basta lasciarsi incantare da quella a ra Ca dro Sciór Tógn  o da quella all’entrata del centro storico di Sonvico nel cortile della casa Catella. Di recente ho visitato l’imponente esemplare di cachi situato a lato della chiesa di San Carpoforo a Grancia. La circonferenza del tronco è risultata di 131 centimetri, ben tredici in più rispetto a quella più grande rilevata a Sonvico.

 

Gli anziani segnalano che bisogna diffidare delle piante di cachi, fichi e amarene, poiché i rami cedono facilmente sotto il peso di chi vi si arrampica. Dunque se volete dedicarvi anche voi a questa raccolta, siate prudenti e ricordate che i frutti devono essere colti ancora ben sodi, per poi lasciarli maturare a casa. Se siete impazienti di assaggiarli, riponeteli in compagnia delle mele che accelereranno la loro maturazione. I cachi sono ottimi solo se ben maturi, altrimenti risultano allappanti per l’importante presenza di tannini. Si conservano fino a natale, regalandoci quella dolcezza custodita tra le note astringenti durante i mesi autunnali e perseguita per secoli dalle culture Asiatiche. In questo periodo di festa, possiamo sperimentare l’essiccazione del frutto e la copertura di cioccolata, la preparazione di torte a base di cachi e noci, o per i più raffinati è possibile preparare una mousse con ricotta o crema di tofu.

 

Maurizio Cerri
Gruppo di lavoro per la mappatura delle antiche varietà di alberi da frutto sul territorio di Lugano

1 Nel documentario Red Persimmons il regista Ogawa Shinzuke si addentra per più di un decennio nella realtà socio culturale della produzione ed essiccazione di cachi, raccontando un pezzo di storia della regione attraverso gli occhi di chi ha lavorato e trasformato questo settore.

Cicatrice d'innesto, albero del giardino della Ca dra Sciór Togn a Sonvico, dicembre 2020
Cachi nel giardino della Ca dro Sciór Tógn a Sonvico, dicembre 2020
Cachi dell'albero della Ca dro Sciór Tógn a Sonvico, dicembre 2020

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